BASILICA DI SAINT DENISE

La basilica di Saint-Denis è situata nell’omonimo comune della cintura di Parigi, in Francia.

Rappresenta la prima opera assoluta dell’Architettura gotica, dove il suo creatore, l’abate Sugerio, impiega per la prima volta l’arco acuto e gli archi rampanti. Modello che poi si irradia in tutta l’Europa medievale e che da Arte franciliana venne più conosciuta come Arte gotica.

E’ monumento storico di Francia dal 1862 e nel settembre 1996 l’UNESCO l’ha dichiarata Patrimonio culturale dell’Umanità.

Delle campagne archeologiche hanno attestato che già  dal Tardo impero romano in questo luogo vi era una necropoli gallo-romana. Probabilmente sviluppatasi attorno alla sepoltura dei martiri dopo l’Editto di Milano del 313, quando vi fu eretto un mausoleo. Infatti numerosi sarcofagi trovati, in pietra o gesso, appartenevano a aristocratici Franchi.

Dall’agiografia di santa Genoveffa, scritta verso il 520, la santa patrona di Parigi visitò il luogo di sepoltura dei santi martiri e convinse la diocesi parigina di acquistare le terre del virus Catulliacus e di erigervi un nuovo edificio. La prima basilica gallo-romana venne eretta fra il 460 e il 480.

Un primo ampliamento della cappella del cimitero gallo-romano di Catolacus vede una prolunga verso ovest di 11 metri realizzata, secondo l’archeologo Michel Fleury, fra il 540 e il 550.

Infatti Fleury nel 1959 esegue degli scavi archeologici e trova una testimonianza assai importante: il sarcofago della regina Aregonda, moglie (bigama) di Clotario I e nuora di Clodoveo I, morta nel 570/580. La scoperta permise di trovare la prima persona reale sepolta in questo luogo.

La sepoltura ad sanctos (‘vicino ai santi’) venne quindi rapidamente imitata dall’aristocrazia, che svilupperà  una vasta necropoli di almeno 8000 metri quadrati a nord del santuario.

Le Gesta Dagoberti, scritte verso l’835 probabilmente dal giovane Incmaro, allora monaco e allievo dell’abate Ilduino, racconta la scoperta miracolosa della tomba dei tre martiri (san Dionigi e i suoi compagni Eleuterio e Rustico) dal re Dagoberto I e che i re Franchi fecero trasferire le loro spoglie verso la basilica.

Inoltre, Dagoberto I, fra il 628 e il 637, fondò l’abbazia di Saint-Denis, come monastero benedettino.

Dopo una breve fioritura, l’abbazia conobbe un lungo periodo di decadenza a causa dell’incuria degli abati e delle guerre. Nel 750, con la nomina ad abate di Fulrado, l’abbazia si avvia ad un periodo di grande ricchezza e splendore grazie all’attività instancabile di questo abate, consigliere e diplomatico prediletto da Pipino il Breve, da Carlomanno I e dallo stesso Carlo Magno, nonché dai papi Zaccaria, Stefano II, Paolo I e Adriano I. Tutti costoro concessero all’abbazia guidata da Fulrado privilegi e beni.

Sembrerebbe che in occasione della sua seconda incoronazione a Saint-Denis, Pipino il Breve, fece voto di voler ricostruire l’antica basilica. Cosi Fulrado, come rappresentante del re, fa più viaggi a Roma per prendere l’ispirazione di ricostruire Saint-Denis. I lavori cominciano solo dopo la sua morte, verso il 768-769 e il nuovo edificio sarà consacrato, in presenza di Carlomagno, il 24 febbraio 775. Era un edificio carolingio, dedicato a san Pietro, con pianta basilicale a tre navate con transetto e abside semicircolare, lungo 80 metri. Sotto l’abside vi era una cripta anulare, costruita sui modelli romani, che permetteva ai fedeli di deambulate intorno alle reliquie dei santi martiri. Ancora oggi le vestigia di questo corridoio circolare si possono vedere nella cripta attuale.

Il IX secolo è caratterizzato dalle diverse incursioni dei Vichinghi che rimontarono la Senna fino a Parigi e i suoi dintorni. Nell’856 Parigi fu messa sotto assedio e nell’857 l’abbazia venne saccheggiata più volte e diversi dei suoi monaci rapiti per chiedere forti riscatti. Fra i quali vi fu l’abate Louis e suo fratellastro Gauzlin (834-886), vescovo di Parigi.

Nell’867 l’influenza degli abati nella politica è tale che il re Carlo il Calvo s’appropria del titolo di Abate di Saint-Denis. Nell’869 fortifica l’abbazia contro le minacce vichinghe.

Nella prima metà  del XII secolo, Sugerio, consigliere dei re Luigi VI e Luigi VII e abate di Saint-Denis dal 1122 al 1151, volle rinnovare la vecchia chiesa carolingia. Spinto da esigenze estetiche, come chiarisce nelle proprie opere De administratione e De consacratione, ma anche da necessità  teologiche e politiche ben precise, Sugerio inizia i lavori nel 1136 apportando in un primo momento significative e profonde modifiche alla facciata dell’edificio. La struttura romanica originaria viene abbattuta per essere sostituita da una monumentale Facciata armonica con nartece. Reinterpretazione normanna del Westwerk romanico, dove la massa architettonica appare tripartita verticalmente, aperta in basso da tre portali dalle ricche decorazioni scultoree e serrata da due torri; come nella celebre Chiesa di Santo Stefano a Caen. Per la prima volta Sugerio dotò la facciata di un rosone, al posto dei classici finestroni, e questo tipo di struttura diverrà  un motivo ricorrente nelle cattedrali francesi. L’opera venne inaugurata il 9 giugno 1140.

L’esterno è ritmato dalla cadenza dei contrafforti e archi rampanti che inquadrano e sostengono le masse architettoniche del piedicroce e del coro. Domina la struttura il grande tetto rivestito da lastre di rame, che gli conferisce il caratteristico colore verdastro, sormontato da una caratteristica cresta traforata. Intorno all’edificio si aprono tre facciate: la principale, verso ovest all’inizio del piedicroce, romanico-gotica e una per ogni testata del transetto, aperta da grandi rosoni. In particolare la facciata del transetto meridionale presenta il rosone e il portale disegnati da Pierre de Montreuilnel 1259; inoltre il portale ingloba statue-colonna risalenti al 1170.

La facciata principale, verso ovest, venne realizzata fra il 1136 e il 1140 in uno stile di transizione dal romanico al gotico. Infatti se la sua verticalità  e il rosone la invia verso lo stile gotico, i portali a tutto sesto la ritengono ancora ancorata al romanico. Appare divisa verticalmente in tre parti da robusti pilastri; aperta in basso dai portali scolpiti e in seguito da gallerie cieche, finestroni e rosone. In alto è coronata da una merlatura da dove s’innalza la torre sud, l’unica rimasta dopo la demolizione di quella nord da parte di Debret nel 1847.

Il Portale di sinistra, detto anche Portale del martirio in quanto raffigura nel timpano il martirio dei santi Dionigi, Eleuterio e Rustico, presenta nei piedritti i segni zodiacali.

La Portale centrale, conosciuto come Portale del Giudizio, presenta le Vergini sagge e le vergini folli sui piedritti; il Giudizio universale con Cristo in mandorla al centro appare nel timpano e prosegue nel primo archivolto interno con scene del paradiso, nella metà  sinistra, e dell’inferno in quella destra. Gli altri archivolti raffigurano i 24 Vecchi dell’Apocalisse. La porta, mutilata del pilastro centrale nel 1719, venne rifatta nel XIX secolo fedele a quello bronzee medievali, e rappresentano la Passione e la Resurrezione.

Il Portale di destra, anche detto Portale della Comunione, deve il nome al rilievo del timpano dell’Ultima Comunione, dove san Dionigi e i suoi compagni ricevono per l’ultima volta la Comunione direttamente dalle mani di Cristo, prima del loro martirio. Nei piedritti vi è rappresentato il Calendario, dove i mesi dell’anno sono raffigurati dai lavori agricoli.

Il grandioso interno, preceduto da nartece, è a pianta a croce latina, con transetto, coro a doppio deambulatorio sul quale s’innestano sette cappelle radiali e cripta sottostante. Piedicroce e transetto appaiono divisi in tre navate da pilastri a fascio che inquadrano tre livelli: le arcate, il triforio e il cleristorio. Tutte le finestre accolgono grandi vetrate che inondano di luce l’ambiente.

Lunghezza a: 108 m

Larghezza del transetto: 39 m

Altezza delle volte: 29 m

Altezza della torre sud: 58 m

Altezza della torre nord (demolita): 86 m